Disco 78 giri monofaccia BARITONO TITTA RUFFO : Non penso a lei
Dettagli
Descrizione
I grandi interpreti lirici del passato
Baritono Titta Ruffo
" Non penso a lei"
Disco 78 giri monofaccia Victrola Record n. 87121
busta originale
Il disco non presenta difetti di audizione
Condizioni come da fotografia
TITTA RUFFO
Titta Ruffo, pseudonimo di Ruffo Cafiero (nome) Titta (Pisa, 9 giugno 1877 – Firenze, 5 luglio 1953), è stato un baritono italiano.
Giovanissimo, nel 1897, dopo alcuni mesi di lezioni con Persichini a Roma (dove venne considerato non dotato), studiò per un breve periodo a Milano col baritono Lelio Casini, ma si formò fondamentalmente da autodidatta. In alcune audizioni fu notato per la sua eccezionale voce, potente e bronzea. La prima scrittura fu a Roma, dove a vent'anni debuttò al Teatro Costanzi nel ruolo dell'Araldo in Lohengrin, cui seguì una tournée in Calabria e in Sicilia. A soli 22 anni debuttò in Rigoletto, ruolo che contribuì più di ogni altro alla sua fama.
A Pisa, sua città natale, ritornò nel 1898 al Teatro Politeama ne Il trovatore e in Lucia di Lammermoor; anni dopo riapparve in Otello, Don Carlo, Ernani e in un suo cavallo di battaglia, Amleto. Dal 1904 al 1929, con l'interruzione della chiamata alle armi per la prima guerra mondiale, cantò grandi ruoli alla Scala, Metropolitan Opera di New York, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Montevideo, San Paolo, Montecarlo, Madrid, Filadelfia, Chicago, Città del Messico, Parigi, Budapest, Barcellona, L'Avana, Portland, Seattle, San Francisco, Los Angeles, Boston, e in tantissimi altri teatri del mondo.
Antifascista, era cognato di Giacomo Matteotti (che aveva sposato la sorella Velia Titta, poetessa), a cui era legatissimo e di cui portò a spalla il feretro. A seguito dell'omicidio del deputato socialista, dal 1924 decise di non cantare più in Italia. Le autorità fasciste lo dichiararono quindi sovversivo. Si ritirò dalle scene nel 1931 e visse in esilio in Svizzera e Francia. Nel 1937, rientrato in patria per una visita familiare, venne arrestato. La mobilitazione internazionale di artisti e intellettuali spinse il governo fascista a rilasciarlo, ma gli fu negato l'espatrio.
Titta Ruffo fu figura artistica rivoluzionaria, paragonata per certi aspetti a quella che fu il quasi coetaneo Enrico Caruso in campo tenorile, sia per le doti vocali eccezionali per volume e scurità di timbro, che per quelle interpretative, improntate a una verità drammatica



